|
||||
| LAVORARE… SENZA PARACADUTE |
|
Nella più grande base americana del Mediterraneo, il clima è quello dei tempi di guerra: nel contesto di nuovi sistemi tecnologici per il controllo militare, come il Muos a Niscemi, un sofisticato sistema di telecomunicazioni satellitare delle forze armate Usa osteggiato dalle popolazioni locali per i rischi legati alle onde emesse dalle antenne, dell’arrivo di aerei da guerra come i Global Hawk, s’inseriscono anche gli affari degli appaltatori dei servizi dentro la base. Come nel caso di quelli aeroportuali, cuore pulsante di un pezzo di terra strappato alla sovranità nazionale italiana. Chi arriva in questo cupo scenario di guerra? All’orizzonte c’è il colosso industriale Lockeed Martin di Berthesda, Maryland, una delle principali multinazionali del mondo (un fatturato annuale superiore ai 38 miliardi di dollari) produttrice di aerei da guerra, di cacciabombardieri, velivoli da trasporto, sistemi missilistici e spaziali. In Italia, il suo nome è legato alle controverse vicende che portarono alle dimissioni di Giovanni Leone - ma le accuse non furono mai provate – da presidente della Repubblica nel 1978.
A dicembre, la marina militare degli Stati Uniti gli ha assegnato la gestione dei servizi aeroportuali nelle basi Usa di Napoli-Capodichino e di Sigonella. Un affare da 14,6 milioni di dollari, un appalto da “mille e una notte”, previsto per sette mesi dal febbraio di quest’anno. Ma non solo: quando si è saputa la notizia, era prevista la possibilità di estendere la gestione dei servizi per ulteriori cinque anni con una nuova spesa di 124,9 milioni di dollari. La Lockeed avrebbe dovuto assicurare il supporto logistico ai circa duecento velivoli imbarcati nelle unità che compongono la VI Flotta, agli squadroni di sorveglianza e pattugliamento marittimo e agli aerei cargo C-2, C-5, C-9 e C-130 dell’US Navy e dell’US Air Force che movimentano le truppe e gli armamenti destinati in Iraq, Afghanistan e Pakistan. Inoltre, con la costituzione di Africom, il comando per le operazioni delle forze armate USA nel continente africano, gli scali di Sigonella e Napoli-Capodichino sono diventati i principali terminal per le missioni dell’US Navy e dei reparti impegnati stabilmente a presidio delle acque del Corno d’Africa e dell’Africa occidentale. Ma dietro l’angolo c’è stato il “colpo di scena”: il consorzio italiano che avrebbe dovuto lasciare spazio al nuovo colosso, l’Algese 2, costituito a suo tempo dalle società Alisud, Gesac e Servisair, ha presentato ricorso contro l’aggiudicazione dell’appalto: di qui un contenzioso che per il momento è ancora aperto. E il nome del nuovo appaltatore non è ancora definitivo. Anche se il ricorso è stato “retired” dai siti ufficiali. In gara resta l’Algese e la Cav, altra società americana. La Lockeed sembra fuori gioco, ma, in realtà, resta la favorita. Troppi legami, da quelli nazionali a quelli d’affari, depongono a suo vantaggio, in una competizione di grande valore economico e politico. Adesso, con la “Lockeed” all’orizzonte, i timori dei lavoratori restano. Quali? Di una nuova stagione di tensioni in tema di lavoro e di relazioni sindacali. Tra i 220 lavoratori di Sigonella, impegnati nel settore degli appalti, vige l’incertezza e si temono altri tagli occupazionali e salariali e un’altra dequalificazione delle professionalità. Secondo indiscrezioni, il governo americano vorrebbe portare a 180 il numero dei lavoratori, sufficienti per questo tipo di lavoro: dunque decine di posti sono a rischio. Di certo ci sono i problemi occupazionali per 62 lavoratori direttamente dipendenti dall’amministrazione americana. Per loro l’annuncio è già arrivato e i timori sono forti. Frattanto, misteriosamente, due settimane dopo l'aggiudicazione della gara d'appalto alla Lockheed & Martin, Algese ottiene un quadrimestre di proroga (3.200.000 euro!) e decide, contro tutte le regole residue, di non pagare ai propri dipendenti né gli arretrati (per complessivi € 1700) né gli aumenti decisi dal rinnovo contrattuale (collettivo e nazionale) del 26 gennaio 2010 (€131 mensili)! Come se tutto questo non bastasse, nell'occasione di due decessi quasi contemporanei di lavoratori suoi dipendenti, la direzione del personale ha autorizzato una raccolta di fondi a favore dei familiari, tramite volontaria devoluzione da detrazione in busta paga, ma solo per uno dei due…! Così, in mezzo a stranissime ritorsioni e a messaggi subliminali, Algese resterà fino al 30 giugno a gestire i servizi aeroportuali. A tirare il carretto sul piano operativo è, in particolare, l’Alisud, un’antica conoscente del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d’America. Si tratta di uno dei più fedeli contractors di Washington: nel periodo compreso tra il 2000 e il 2008, l’azienda napoletana che ha pure in gestione l’handling degli scali di Venezia, Bologna, Capodichino, Catania-Fontanarossa e Palermo, ha sottoscritto 13 contratti con diverse agenzie del Pentagono, fatturando complessivamente 105.830.929 dollari. A essi vanno aggiunti i 18.412.208 dollari dei contratti per il triennio 2004-2006 che il Fisc (Fleet et Industrial Suppy Center, il centro d’immagazzinamento e smistamento dei materiali) di Sigonella ha firmato con il consorzio Algese2. Alisud opera ininterrottamente nel terminal militare di Nsa Napoli dal 1972, mentre la presenza a Sigonella, avviata nel 1976, si è interrotta nel 1997 per cinque anni, quando i servizi aeroportuali furono affidati a una joint-venture italo-statunitense composta da Pae, Aviation Management e Climega sud. Queste tre ultime società presentarono un pesantissimo “piano di ristrutturazione” che prevedeva tagli occupazionali e salariali per il personale civile impiegato nelle operazioni di carico e scarico dei velivoli Usa. Una parte dei lavoratori, 140, animò una mobilitazione senza precedenti a Sigonella, con oltre quattromila ore di sciopero “a singhiozzo”, blocchi stradali, innumerevoli manifestazioni e uno “sciopero della fame” durato 46 giorni, condotto da Gaetano Ventimiglia, coordinatore della Cub, sindacato di base; anche in quella occasione non mancarono le cariche delle forze dell’ordine. Il fratello di Gaetano, Salvatore, ha vinto, in solitudine, una lunga battaglia giudiziaria, dopo la sua mancata riassunzione da parte della Pae. La straordinaria stagione di lotta dei lavoratori di Sigonella, nota sotto il nome di “Popolo dei cancelli”, fu documentata dal cineasta britannico Ken Loach e riportata in un libro-cronaca di quei giorni. Anche con Algese 2, arrivata a Sigonella nel novembre del 2002, i problemi per i lavoratori non sono mancati. Il 10 maggio 2004, nel corso di un seminario di studio sul ruolo strategico della base siciliana e sulla penetrazione mafiosa nella gestione di subappalti di costruzioni e servizi al suo interno, presente l’allora vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Lumia, alcuni lavoratori denunciarono che il “biglietto da visita” del consorzio vedeva l’imposizione di una piattaforma aziendale “finalizzata al contenimento e alla compressione salariale”, con conseguente “precarizzazione del rapporto di lavoro e l’intensificarsi dello sfruttamento”. Di recente, la denuncia sulla politica di Algese è arrivata da un comitato di lotta interno allo scalo: “Non solo rispetto al loro precedente ‘status’ i lavoratori non recupereranno mai nulla, ma dal 2002 al 2010 perderanno ancora, altri livelli, e perciò altri soldi, perderanno diritti, e perderanno speranze… perderanno posti di lavoro, perderanno gratifiche, perderanno il rispetto di sé… Sarà colpita la malattia, aggravato il disagio, schernito l'handicap… queste le prodezze di Algese 2.” I coordinatori sindacali della Cub hanno fatto ricorso contro l'indebita appropriazione delle somme dovute da Algese2 dopo il rinnovo del contratto nazionale di lavoro; inoltre, stanno organizzando lo sciopero per rivendicare tutta una serie di somme dovute ai lavoratori (mancata restituzione dei contributi sospesi per il sisma del '90, la scomparsa delle somme riguardanti il fondo Di Giesi nel '97, la mancata restituzione di livelli, spettanze e competenze nel novembre del 2002). Insomma, anche a Sigonella si avvicina un’altra stagione di lotta.
|



