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| IL CASO IACP, LA GUERRA CONTINUA |
I consiglieri d’amministrazione fanno appello contro l’ordinanza del Tar che ha dato ragione al commissario Cantarella. Lo strano caso delle due interpretazioni dell’Ufficio legislativo e legale della Regione
di M. B.Continua la “guerra” allo Iacp dopo l’ordinanza del Tar che ha dato ragione al commissario straordinario Santino Cantarella. I consiglieri d’amministrazione Carlo D’Alessandro, Salvatore Di Stefano, Maria Carmela Calì, Santo Torrisi, Giuseppe Salvatore Viglianesi, Patrizio David hanno impugnato davanti al Consiglio di giustizia amministrativa l’ordinanza che ha rigettato l’istanza cautelare di sospensione degli atti impugnati. Cioè, il decreto del presidente della Regione con cui è stato nominato commissario straordinario Santino Cantarella e a seguire tutte le azioni collegate alla nomina. Gli appellanti sostengono l’illegittimità della designazione del commissario straordinario da parte dell’amministrazione regionale, perché - a loro dire - frutto di “erronee valutazioni normative, inibisce l’esercizio delle funzioni istituzionali degli appellanti e opprime (compromettendo) il corretto funzionamento dello Iacp di Catania nelle sue forme istituzionali ordinarie (con grave lesione per l’interesse pubblico)…”. La nomina di Cantarella è, infatti, strettamente legata alle sorti del consiglio d’amministrazione dell’Istituto autonomo case popolari, che attende, dall’agosto scorso, la nomina di tre membri (presidente, vicepresidente e consigliere di minoranza) da parte del presidente della Provincia di Catania, Giuseppe Castiglione. Ma chi sono i consiglieri “in guerra” con Cantarella? Carlo D’Alessandro è stato nominato da Totò Cuffaro, in rappresentanza degli assegnatari di alloggi economici e popolari; Salvatore Di Stefano, dall’allora presidente della Provincia di Catania, Raffaele Lombardo, su designazione della Cisl; Santo Torrisi, con uguale designazione; Di Stefano è stato designato dal sindacato autonomo Confsal; Salvatore Giuseppe Viglianesi, sempre nominato da Lombardo in rappresentanza della Ugl; Maria Carmela Calì, è stata designata dall’assessorato regionale ai Lavori pubblici, mentre Patrizio David è arrivato in sostituzione del dott. Mario Grech, quale rappresentante dell’assessorato regionale al Lavoro. Il loro mandato scade in un periodo compreso fra il 2009 e il 2011. Ma cosa è accaduto? Con il rinnovo dell’amministrazione provinciale, si doveva provvedere alla nomina o alla conferma dei tre membri di competenza dell’Ente di Palazzo Minoriti, l’avv. Enzo Gibiino (presidente), il dott. Pietro Ferrara (vicepresidente) e Giacomo D’Amico (consigliere d’amministrazione), tutti e tre in regime di prorogatio. La Regione invece ha nominato prima un commissario “ad acta” (nomina anch’essa impugnata davanti al Tar) poi un commissario straordinario, convergendo sempre sul nome di Santino Cantarella, politico noto della Catania degli anni Ottanta, già assessore ai Lavori pubblici della giunta Bianco. Motivazione? L’inadempienza della Provincia Regionale di Catania, e la decorrenza del termine di proroga dei componenti di amministrazione dell’Iacp di Catania, decaduti a seguito del rinnovo degli organi istituzionali della Provincia regionale di Catania. Secondo i consiglieri “resistenti”, però, l’applicazione delle leggi in materia sarebbe errata. In particolare, non si sarebbe dovuto arrivare alla nomina del commissario e, inoltre, si sono interpretate le norme riferendosi all’intero consiglio d’amministrazione e non soltanto ai membri di nomina diretta dell’amministrazione provinciale. Secondo i consiglieri, quindi, la cessazione degli organi istituzionali provinciali “comporta la decadenza dalla carica soltanto dei consiglieri di diretta espressione rappresentativa dell’Ente Provincia”. Il Cda - sostengono gli appellanti - è validamente costituito con la nomina di almeno sei membri, come, in effetti, è avvenuto. Le contestazioni al commissario straordinario riguardano anche la sua attività allo Iacp: secondo i consiglieri d’amministrazione, ha assunto delibere, già impugnate, senza averne la competenza (per la nomina ritenuta illegittima e il contestato utilizzo del potere di autotutela) e con lo scopo – a loro dire - di “svuotare” i compiti e le funzioni del consiglio d’amministrazione, esistente e capace di operare secondo legge. Di qui il ricorso al Tar che è stato respinto. Che cosa sostengono gli appellanti nel loro nuovo ricorso davanti al Cga? Che il Tar ha interpretato in modo “fuorviante” e “irragionevole” la normativa di riferimento, perché ha ritenuto “in buona sostanza sussistente una decadenza generalizzata di tutti i componenti del cda a fronte… dell’inadempienza di una parte, cioè della Provincia Regionale di Catania (tuttora tale per quanto è dato sapere) nel designare i suoi tre rappresentanti in seno al cda medesimo”. Di qui, la richiesta di annullamento dell’ordinanza che ha dato ragione a Cantarella. In particolare, scorrendo quando scrivono gli appellanti, balza agli occhi una contraddittoria interpretazione della legge da parte dell’Ufficio legislativo e legale della Regione Siciliana. Dopo la nomina di Cantarella, i legali della Regione, con nota del 5 dicembre 2008, si rimangiano quanto sottoscritto quattro anni prima, quando si erano espressi contro la decadenza dell’intero cda dello Iacp a causa della scadenza di alcuni elementi. Secondo gli appellanti, infatti, se si accettasse l’ultimo parere dell’ufficio legale della Regione, condiviso dal Tar, si finirebbe “per fare dipendere la nomina dei membri decaduti a seguito dello scioglimento degli organi istituzionali (come la Provincia), dal ‘capriccio’ delle nuove compagini politiche elette, le quali, non provvedendovi (e dunque, in qualunque caso rimanendo inadempienti a tale loro dovere) darebbero luogo (più o meno scientemente e/o in modo strumentale in violazione del reale interesse pubblico) allo scioglimento dell’intero consiglio d’amministrazione, facendo decadere anche i componenti la cui nomina è di spettanza delle altre parti sociali….”. Il commissario Santino Cantarella ha risposto rimettendosi a quanto deciso dalla magistratura e a quanto previsto dal decreto di nomina. Non ha, però, voluto rilasciare interviste. |
COMMENTS (1)
assegnazione alloggi fraudolenta
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Lunedì 10 Maggio 2010 08:10
giuseppe
vorrei denunciare all'opinione pubblica la vergognosa assegnazione alloggi avvenuta a Librino,v.le S.Teodoro e v.le B.Pecorino (le due torri gialle di 14 piani) nel 2006. Infatti, in questa occasione decine di alloggi sono stati assegnati a dipendenti dell'Istituto, ad amici e a parenti dei vertici dell'Iacp, senza che queste persone fossero inclusi nelle regolari graduatorie.
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I consiglieri d’amministrazione fanno appello contro l’ordinanza del Tar che ha dato ragione al commissario Cantarella. Lo strano caso delle due interpretazioni dell’Ufficio legislativo e legale della Regione
di M. B.