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| QUESTO PROCESSO NON S’HA DA FARE |
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“La storia del processo Garibaldi è la storia di una serie impressionante di oggettivi inquinamenti probatori e procedurali”
Quando ce ne occupammo a dicembre scorso, eravamo stati profeti: i tempi del processo d’appello per lo scandalo del nuovo ospedale “Garibaldi” sarebbero stati lunghi ma ora si stanno prolungando all’infinito. E non si tratta, si badi bene, si normali lungaggini processuali, perché una mancata notifica si può digerire, due mancate notifiche consecutive, fanno pensare e, a dirla con il senatore Giulio Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca quasi sempre”. E così mentre la città continua il suo “sonno”, ingoiando di tutto, qualcuno fa sentire la sua voce: è l’avv. Giuseppe Cicero, a suo tempo coinvolto nell’inchiesta per il suo ruolo di membro della commissione anomalie con gli ingegneri Ignazio Sciortino e Giuseppe Ursino. In primo grado (sentenza del 13 aprile 2007) il legale è stato assolto dai reati di corruzione e favoreggiamento della mafia mentre è stato egli stesso a rinunciare alla prescrizione e quindi a proporre appello per la turbativa d’asta. Ora rompe i tradizionali indugi catanesi e parla al nostro giornale. A lui, questa storia delle notifiche che non vanno a buon fine e che fanno slittare le udienze non convince: “Io non mi occupo di trovare reati e chi li ha eventualmente commessi. Non è il mio mestiere” - precisa subito -. “E non ho proprio niente con i giudici della Corte d’appello, persone stimate e degnissime. Il mio discorso, piuttosto, vuole segnalare possibili condizionamenti ambientali e di sistema: il sistema che domina a Catania”. Di qui, precise richieste: spostare il processo altrove e chiedere alla Procura nazionale antimafia di indagare su quelli che definisce “i lati oscuri dell’inchiesta, frutto di ‘prudenze’ e di ‘remore’ venute fuori quando si sono sfiorati i poteri politici, economici e giudiziari di questa città”. Quali effetti hanno prodotto queste prudenze? “Un’inchiesta per certi versi inquinata e depistata e di conseguenza delle sentenze sviate” dice Cicero. L’avvocato ha a suo tempo inviato alla Commissione nazionale antimafia presieduta da Francesco Forgione una memoria sull’inchiesta “Garibaldi”. Per il momento però non c’è stato alcun riscontro. “Non m’illudo, ma la Commissione è l’unico organismo nazionale che, assieme a quelli d’indagine, ha nello stesso tempo poteri di studio e di documentazione. Infatti, quello di cui parlo non è un problema solamente giudiziario, ma più ampio”. A “Magma”, allora, l’avv. Cicero spiega tutto, cominciando dall’avvio dell’appello: “La prima udienza d’appello per il ‘Garibaldi’ è fissata per il 10 dicembre 2008 ma si rinvia perché alcune notifiche non sono andate a buon fine. Passano sei mesi, si arriva al 6 maggio e la situazione si ripete. Ancora una volta non c’è completezza delle notifiche”. Che vuole dire? “Questo tipo di atti va notificato all’imputato e al suo avvocato. Stiamo parlando, in totale, visto il numero di imputati e di parti civile, di quasi una trentina di notifiche”. Quanto tempo è passato? “Il presidente della Corte ha firmato il provvedimento di fissazione della prima udienza il 15 settembre 2008, ordinando la comparizione delle parti per il 10 dicembre. Giustamente, aveva riservato circa tre mesi per le notifiche. Eppure, questi tre mesi non sono stati sufficienti, perché al 10 dicembre 2008 le notifiche non erano complete. Quindi, il presidente si è visto costretto a rinviare il processo dal 10 dicembre 2008 al 6 maggio 2009. Ebbene, il tempo dal 15 settembre al 10 dicembre e poi fino al 6 maggio – quindi nove mesi- non è stato sufficiente agli ufficiali giudiziari per notificare la data del processo. E la mancata notifica anche a una sola delle parti fa sì che il processo non si possa aprire”. Quali sono le prospettive temporali? “Quelle di un nuovo rinvio, per poi fare l’udienza meramente formale di apertura, qual è la prima. Nel merito della vicenda, quindi, si entrerà verso la fine del 2009. In sostanza, a due anni e mezzo dalla sentenza di primo grado e a oltre un anno da quando il presidente ha fissato la prima udienza. Un anno è volato via, così, senza fare niente”. E’ tutto normale, a suo avviso? “L’istituto della notifica è un istituto di per sé compiuto. Non ci possono essere notifiche che rimangono indefinitamente aperte nel tempo, tanto che sono prevista addirittura per gli irreperibili. Normalmente, la notifica è a mani dell’interessato o a un familiare e ancora, a scendere, al portiere, al vicino di casa, sino alla casa comunale. Ai sensi del codice, questo atto è a tutti gli effetti valido. Ripeto: si fa la notifica anche agli irreperibili, ai latitanti, altrimenti sarebbe possibile bloccare con facilità i processi”. Cosa è accaduto, allora, secondo lei? “La mia opinione - ma è solo un’opinione personale, per carità - è che bisogna vedere se per avventura questo tortuoso percorso delle notifiche sia frutto di alcune influenze. A chi conviene questo protrarsi temporale? Si ricordi che tutta la fase di primo grado è durata quasi dieci anni. Dieci anni! A chi ha fatto comodo? Quali alleanze e quali poteri nel frattempo si sono consolidati? E’ la stessa storia di questo processo che ci dice d’influenze pesanti. Il ‘Garibaldi’, infatti, è lo spaccato del sistema catanese che a ben vedere ne è uscito disvelato in tutte le sue forme e sfaccettature e nelle modalità interattive interne. Non è stato proprio un magistrato ancora in servizio a dire che con il ‘Garibaldi’ si era arrivati al ‘vertice della Piovra” e alla ‘mafia degli intoccabili’? E non sono stati gli stessi magistrati di questa inchiesta a scrivere di un’‘allucinante quadro d’illegalità in cui bisognerà calarsi nonostante l’omertà e il falso perbenismo che può fare apparire quasi folle il lavoro degli inquirenti’? Non è che – come già avvenuto in questa indagine – le domande giuste non si potranno mai porre perché nel frattempo il teste cui bisogna farle è morto?”. Ci sono allora delle gravi anomalie sembra di capire dal suo discorso… “Sì. E aggiungo: la storia del processo ‘Garibaldi’ è la storia di una serie impressionante di oggettivi inquinamenti probatori e procedurali”. Che cosa intende per inquinamenti? “Gente che non ha voluto più rispondere al processo, avvalendosi della facoltà di non rispondere ce n’è stata molta. Dal senatore Pino Firrarello e a seguire con la Piccolo, Puglisi, Sciortino e via di questo passo. Legittimamente, per carità, ma erano testimoni fondamentali degli accadimenti. Anche Mirenna (il faccendiere mafioso divenuto “dichiarante” nel procedimento, ndr) l’ha fatto. Anche se, stranamente, da alcune intercettazioni - dichiarate però processualmente inutilizzabili per motivi formali - sembrerebbe che abbia taciuto in obbedienza a personaggi mafiosi. E’ poi mia opinione che a Paternò qualcuno ha permesso - a lui o a soggetti a lui vicini - di realizzare attività imprenditoriali di notevole rilevanza. Non vorrei che fosse un ‘ringraziamento’ per quanto ha fatto nell’inchiesta. Altri testi hanno anche testimoniato falsamente, oppure hanno detto di non ricordare. Galvagno, per esempio - subito dopo diventato assessore provinciale - avrebbe potuto provare della rincorsa per firmare l’anomalia postuma della ‘Fratelli Costanzo’, invece non lo ricordava più. Non dico che ha falsamente testimoniato - può darsi che sia vero che non ricordava più - ma oggettivamente ha fatto venire meno un pezzo di verità dal processo. C’è stato poi un consulente dell’ufficio di Procura, collaboratore del pm Nicolò Marino, che ha testimoniato falsamente a proposito della vicenda inquietante di una bobina dove scompaiono parole che fanno notare come nella commissione anomalie il mio comportamento creasse disturbo per l’esito della falsa offerta ‘Cgp’ e come, letteralmente ci ‘si lamentava’ di me, ipotizzando anche qualche ‘intervento esterno’ per farmi cambiare idea. E poi ancora ci sono intercettazioni che non entrano nel processo pur se illuminanti su alcuni retroscena mai venuti fuori, determinando quindi un altro inquinamento per omissione”. Cosa vuole dire avvocato Cicero? “Di là dei singoli episodi voglio rilevare che quello catanese è oramai un ambiente incompatibile con la celebrazione del processo ‘Garibaldi’ dove sono coinvolti, nel bene e nel male, poteri forti di questa città. E questi poteri, a mio avviso, fino a oggi hanno talvolta interferito pesantemente. Ad esempio: che ruolo ha avuto la loggia massonica deviata verso la mafia di cui era componente anche Mirenna? Si tratta della loggia - o parte di essa - presso cui si organizzarono le vere trattative culminate in un incontro al ristorante ‘Cilindro Panoramico’ dove fu deciso che l’appalto dell’ospedale doveva andare a Romagnoli e quello del Tavoliere a Randazzo”. Ma forse lei parla perché è imputato? Anche se - lo ricordiamo - lei ha volontariamente rinunciato alla prescrizione pur essendo già maturata…. “Guardi, processualmente, per quanto mi riguarda, siamo fermi a una presunta turbativa a favore dell’imprenditore Randazzo, ma è una cosa smentita proprio dalla riunione del ‘Cilindro Panoramico’. Qui, alla presenza di autorevoli esponenti mafiosi, come il boss agrigentino Di Gati e Mirenna, fu stabilito che la gara del ‘Garibaldi’ doveva essere vinta da Romagnoli e quella del ‘Tavoliere’ da Randazzo”. Quanto avviene questa riunione? “Di Gati dice che avviene dopo la gara apertasi il 3 settembre, e prima, ovviamente, della sua conclusione, che è stata il 30 di settembre, altrimenti non si vede a che cosa dovesse servire l’accordo. E qui è decisa e concordata questa soluzione delle due vicende che stranamente converge e combacia, in linea con tutte quante – proprio tutte - le pressioni che ho avuto modo di registrare da ogni parte nel mio ambito: la vittoria a tutti i costi della Cgp sul ‘Garibaldi’”. Ma quante verità ci sono in questa storia? “Non certo quella che è venuta fuori fino a ora. Registro alcune difficoltà che hanno messo in imbarazzo persino il Gip a proposito delle persone presenti alla riunione del 28 settembre del 1997, iniziatasi nello studio dell’ing. Giuseppe Ursino e finita in uno studio lì vicino. Se questo tipo di prudenze continuano, nel senso che ogni volta che si parla di alcuni avvenimenti questi devono essere accantonati - lo stesso avviene per il tentativo di fare firmare postuma l’anomalia contro la Fratelli Costanzo il giorno 1 ottobre - a quali conclusioni arriviamo? Perché la sentenza di primo grado allontana al 21 ottobre la riunione tenutasi, invece, il 2 ottobre a Roma all’hotel Nazionale (fra Firrarello, Castiglione, allora assessore regionale all’Industria, dopo assolto, Cusumano, allora sottosegretario di Stato, assolto, con una prescrizione per un capo d’imputazione, Randazzo e Romagnoli, ndr)? La mia opinione è che queste stranezze risentono di una condizione ambientale e quindi è mia intenzione chiedere che questo processo non sia celebrato a Catania, e nemmeno in Sicilia, dove a tutt’oggi, ogni giorno, su giornali e tv alcuni protagonisti di questa storia non ancora chiusa continuano a pontificare sui temi più disparati e a incidere dal punto di vista decisionale, anche attraverso le sedi politiche e/o amministrative di cui si sono impossessati, su tutte o quasi le vicende di maggiore rilevanza. Influendo sui problemi, sugli interessi e anche sulle carriere. Interagendo persino con la scelta dei vertici delle istituzioni cittadine, anche professionali”. Ci sono prove concrete per questa sua richiesta? “E’ ormai cristallizzato in atti giudiziari che sin dall’inizio dell’inchiesta ‘Garibaldi’ all’interno della magistratura catanese ci fu un ragionamento secondo il quale alcuni soggetti dovevano essere coinvolti e altri no. ‘Giustizia casareccia’ commentò qualcuno. ‘La vicenda madre della guerra tra magistrati’, disse qualcun altro ancor più autorevole, il procuratore generale della Cassazione Oscar Cedrangolo”. Cosa vuole dire? “Ci sono atti acquisiti dalla magistratura di Messina che hanno accertato di come avvenne un grande dibattito – per certi versi anche burrascoso - nel momento in cui un mio collega in commissione anomalie, l’ing. Sciortino, parente di un magistrato, doveva essere escluso dall’inchiesta insieme con l’ing. Ursino. E difatti, al tempo, notifiche degli avvisi d’incidente probatorio ne sono state fatte due. Nella prima Ursino e Sciortino non erano nemmeno indicati, nella seconda sì. Dopo che qualcuno - e poi anche il Tribunale - chiese apertamente conto di queste due ‘strane assenze’. La magistratura messinese ha pure accertato che ci fu una specie di trattativa: per consentire di proseguire l’inchiesta la condizione era che rimassero fuori questi miei due colleghi. E allora, queste e altre vicende che capacità oggettivamente depistante hanno avuto su tutto l’impianto dell’indagine?”. Si spieghi meglio: può fare esempi? “Spostare, come avviene in sentenza, la data della riunione di Roma, dal 2 al 21 ottobre potrebbe anche essere un mero errore materiale, ma questa data è decisiva, importante. Perché dal 28 settembre ai primi di ottobre tutte le pressioni si scatenarono nel senso di firmare l’anomalia di Costanzo, pur sapendo che questo avrebbe portato all’aggiudicazione a Romagnoli. E quindi la contestazione della turbativa a favore di Randazzo su quali presupposti poggia? Non le pare che poggia su presupposti depistati?”. Qual è allora la vera turbativa, avvocato? “A me pare provato che la vera turbativa sia quella di fare vincere Romagnoli. C’è un grande accordo per farlo vincere che viene fuori dall’incontro al ‘Cilindro Panoramico’, avvenuto dopo il 3 settembre. La loggia deviata - o la parte di essa - che lavora per questo esito rimane, però, fuori dall’inchiesta. E anzi a Mirenna è consentito di non parlarne. E’ Di Gati – a distanza di anni - che rivela i contenuti dell’incontro. Mirenna ne aveva parlato, sorvolando, solo dopo che Chiavetta ne aveva rivelato l’esistenza e comunque non aveva mai citato né Di Gati né gli accordi. Non è, per caso, che ci sono parti di questa vicenda che Catania non è in grado affrontare per la presenza di poteri condizionanti?”. Insomma, ci sono lati oscuri che non vengono fuori? “Esattamente, ci sono lati oscuri che inquinano l’inchiesta e quindi il dibattimento; e di conseguenza anche le sentenze. Se si sposta la data della riunione dal 2 al 21, evidentemente quella riunione è ininfluente per l’aggiudicazione della gara d’appalto. Invece, il giorno prima del 2 ottobre 1997 - e cioè l’1 ottobre - ci furono interventi per la firma postuma dell’anomalia Costanzo, pressioni che non ottennero nulla, che sfociarono - e forse determinarono - degli incontri a Roma. Quindi, anche se la gara era stata formalmente chiusa il 30 settembre, era inquinabile almeno fino al 2/3 ottobre mentre non lo era più, ovviamente, il 21”. E perché? “Perché fino all’1 ottobre mi è stato chiesto di firmare postuma l’anomalia di Costanzo. Ecco perché Mazzone (ingegnere, presidente della commissione aggiudicatrice, ndr) si è dovuto avvalere di un suo potere autonomo per dichiarare anomala l’offerta Costanzo”. Avvocato, ricapitoliamo i passaggi temporali della gara per il secondo lotto…. “La gara è il 3 settembre 1997, verso il 15 sono truccate le offerte, in modo che basta dichiarare anomala l’offerta Costanzo e Romagnoli diventa aggiudicatario della gara. Il punto essenziale è fare dichiarare anomala l’offerta della ‘Fratelli Costanzo’. Però siccome la sostituzione delle offerte venne in gran segreto, quello che si manifestava all’esterno, agli occhi miei e di chi non sapeva della manipolazione dell’offerta, era che dichiarando anomala ‘Costanzo’ avrebbe vinto Randazzo. Il 29 settembre si conoscono gli effetti del trucco. Ebbene, io non la firmo questa anomalia né prima né dopo, eppure mi è contestata la turbativa a favore di Randazzo. Le sembra razionale? Io non firmo l’anomalia il 28 sera, non la firmo, a maggior ragione, il giorno dopo. Ma io non rispondo a queste domande per difendermi. Né per confermare il vecchio adagio che è meglio essere forti con i deboli e deboli con i forti. E nemmeno sottovaluto che alcune consuetudini generalmente condivise possano far apparire anche ridicolo il tentativo di sovvertirle. Dico solo che è veramente umiliante che una città come Catania si dimostri talmente refrattaria a ragionamenti di questo tipo tanto che appena si comincia a parlare di queste cose non c’è alcuno che ti segue”. Avvocato, ci sono possibilità di rivedere il procedimento ‘Garibaldi’? “Se il giudice rileva errori materiali, può ricorrere a un istituto che si chiama revocazione che consente alle sentenze di essere rivisitate anche se sono passate in giudicato, figurarsi in appello. Ricordo ancora che Romagnoli disse che la riunione al Nazionale avvenne il giorno dopo la partita Manchester-Juventus, che è del primo ottobre 1997. E la testimonianza del maresciallo Milia – uno dei migliori investigatori dei carabinieri - e i documenti che egli produce (biglietti aerei, ricevute di albergo e taxi) - stabilisce che la riunione romana avviene il 2 ottobre ma non mi pare che a questa testimonianza sia stato dato valore. Se quanto avvenne il 2 ottobre si lega a ciò che avvenne il giorno prima e a quello prima ancora - il 30 settembre - non mi pare che la riunione, nonostante avvenuta dopo la formale conclusione dell’appalto, fosse così irrilevante sull’esito dello stesso. Nonostante questa irrilevanza, si sono fondate assoluzioni eccellenti”. Quali sono le sue intenzioni? “E’ mia intenzione chiedere, alla prima udienza, che questo processo sia spostato da Catania. Inoltre, sarebbe opportuno che il supplemento d’indagine necessario per fare emergere i lati oscuri di cui ho parlato sia svolto dalla Procura nazionale antimafia”. |
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