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L’imminenza dei lavori (Tar permettendo) della nuova darsena traghetti del porto di Catania è una buona notizia e, facendo leva sulla sua importanza effettiva ed emotiva, l’Autorità portuale, a suo tempo, ha ripreso a pressare sul Comune per sbloccare l’iter del “nuovo” piano regolatore portuale (Prp) senza chiedersi nemmeno per un momento se certi indugi abbiano motivazioni serie e profonde. L’“altolà, ma non troppo” che l’Autorità portuale ha indirizzato al Consiglio comunale sul Pua (Piano urbanistico attuativo) per il rilancio della zona Sud di Catania chiama in causa l’ambito portuale. Intendiamoci, la condotta dell’Autorità portuale e del suo presidente, formalmente, è corretta: Santo Castiglione si è trovato il “nuovo piano regolatore portuale” già approvato sul tavolo, quindi, è suo dovere portare la pratica avanti, salvo che non venga in considerazione una nuova ”ipotesi progettuale”.
Quella attualmente agli atti, pomposamente detta “nuovo piano regolatore portuale“, che l’Autorità non vede l’ora di mettere in opera, è un semplice modesto restyling, improntato alla logica del riuso e della ristrutturazione, che ridisegna l’esistente: troppo poco, per non dire nulla.
Il porto di Catania, nato come peschereccio, è un porto artificiale realizzato, accresciuto e adattato nel tempo, sino all’impossibile, all’insorgere di nuove esigenze; è un porto “recintato”: tipologia che assicurerebbe qualche vantaggio agli operatori e non consentirebbe molte delle cose che in porto accadono e molte delle attività che vi si svolgono; ha l’enorme problema dei dragaggi determinato innanzitutto dal fatto che si apre in direzione del litorale sabbioso della Plaja.
Immaginare e sperare l’eliminazione della recinzione travolgendo disinvoltamente le logiche economiche, fiscali e doganali collegate, per non parlare degli aspetti connessi alla sicurezza e alla salute, dovrebbe essere vietato “per palese illogicità” (tanto per usare un’espressione da ricorso al Tar): la recinzione ha una sua motivazione, per la quale non può e non deve essere violata e abusata: siamo contenti per la Zfu di Librino e si vuole eliminare la “zona franca” del porto? È pensabile che punti di vista incongruenti e poco meditati, possano annientare una cinta doganale e una disposizione ministeriale? L’Autorità portuale è un’istituzione creata dalla legge di “riordino” (L. 84/94), ergo dovrebbe “riordinare” il porto, non sovvertirlo.
In generale, le potenzialità di Catania, rapidamente intuite anche da chi viene da fuori (immigrati irregolari compresi), restano al palo, bloccate da una classe dirigente modesta e cialtrona, incapace di immaginare progetti di ampio respiro. Anche nel caso del porto di Catania, infrastruttura complessa con esigenze eterogenee e configgenti tra loro, si appalesa un mix d’ignoranza, insipienza, modestia intellettuale, insufficienza e inadeguatezza morale che risultano, a nostro avviso, peggiori del “complotto contro la portualità catanese” tempo fa protestato, con intento provocatorio, da Tino Vittorio: si mira ad appalti di opere che non hanno intelligenza delle opportunità e delle tendenze e maggiori e migliori su cui puntare.
Il recente successo del traffico crocieristico, del quale l’Autorità portuale si dichiara soddisfatta, impone scelte più efficaci, coraggiose e… fuori dal recinto: turismo, attività amatoriali, sportive e pescherecce e l’indotto che a essi si collega, sono d’intralcio alla logistica industriale e commerciale e mettono a rischio-sicurezza tutti: lavoratori, attività portuali, soggetti e mezzi in manovra e in transito.
Un “vero” nuovo Prp potrebbe puntare su un ampliamento a nord che, appoggiandosi al molo di mezzogiorno, sfrutti almeno la rada che va dalla parte esterna del molo sin sotto la stazione ferroviaria: una nuova area portuale “non recintata” che potrebbe ospitare sia il crocieristico sia le attività commerciali di vario genere, cessando di interferire con il commerciale. Basta chiedere l’ampliamento dell’area portuale di competenza dell’Autorità in tale direzione.
Obiezione: la boa di rilevamento, in caso di mareggiate, segnala onde di 6 metri e mezzo (che rifrangendosi possono raggiungere i 10 metri). Controbiezione: la tecnica serve a rimuovere gli ostacoli e superare i problemi; e anche l’obiezione del forte investimento di capitali che richiede un’opera del genere è facilmente superabile: oggi con il project financing si verifica subito se l’idea è valida o balzana.
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