| SOTTO L’ETNA SI MUORE DI LAVORO |
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Tragedie nei cantieri: in Italia diminuiscono gli incidenti mortali, a Catania aumentano.
La città dei primati si conferma, a leggere i dati più recenti dell’Inail: dal 1° gennaio 2008 al 2 ottobre scorso i casi mortali registrati in provincia di Catania sono stati 25, di cui 7 “in itinere”, tradotto nel tragitto lavoro-casa o casa-lavoro, oppure lavoro-mensa o mensa-lavoro, più uno su strada. Un dato non definito completamente, anzi suscettibile, purtroppo, di aumenti, non fosse altro perché per la legislazione vigente può considerarsi infortunio mortale sul lavoro la morte avvenuta sei mesi dopo il fatto. A fare riscontro con il resto d’Italia, le sorprese amare aumentano: nel 2007 - e sono dati consolidati - in tutta Italia c’è stata una diminuzione dell’1,7% degli infortuni totali; in tutte le regioni si è registrata, in misura diversa, una flessione degli incidenti. Chi è in controtendenza? La Sicilia, con un 4,1% in più. All’interno dell’Isola, una delle province dove si registra l’aumento maggiore è Catania con un 5,1% rispetto al 2006. Sono preoccupanti i dati etnei: mentre in Sicilia gli infortuni mortali sono stati 86 nel 2006 e 77 nel 2007, quindi in diminuzione, sotto l’Etna è avvenuto il contrario, con 13 morti nel 2006 e 15 nel 2007. Controtendenza anche per numero d’infortuni in generale: da gennaio ad agosto del 2008 la Sicilia ha fatto registrare una diminuzione dello 0,1% rispetto al 2007, Catania un aumento dello 0,4%, con 4.743 infortuni.
E nel 2009? Dall’inizio dell’anno i morti sul lavoro in edilizia sono stati 78 su tutto il territorio nazionale, di cui undici in Sicilia e tre in provincia di Catania. I dati sono della Fillea Cgil nazionale e sono stati divulgati nel corso di un’assemblea organizzata dal sindacato degli edili, con i suoi dirigenti locali e regionali, proprio dentro il cortile dell’Ispettorato del lavoro. E’ avvenuta di sabato mattina quando gli uffici erano chiusi, che scelta bizzarra.
E’ stato anche un modo per ricordare tutte le cosiddette “morti bianche” e in particolare quella di Michal Doktor Zdzislaw, il lavoratore edile polacco che abitava a Catania da circa tre anni, e che aveva trovato lavoro come manovale in una impresa di costruzioni che operava in un cantiere di Librino. Michal era un addetto alle “molazze” (le macchine che impastano la calce) e si è trovato sotto un ballatoio proprio nel momento sbagliato. Quando cioè, il 3 giugno scorso, una pedana di blocchi di cemento di venti chili è volata giù schiacciandolo. Eppure le “molazze” dovrebbero essere sistemate, per regolamento, lontano dai luoghi critici.
Ha raccontato il segretario della Fillea Claudio Longo: “Abbiamo saputo della morte di Michal con molto ritardo. Il 3 settembre 2008 la Fillea aveva presentato un esposto all’Ispettorato del lavoro proprio per quel cantiere, che a nostro avviso, dal punto di vista della sicurezza, era insufficiente. Mancavano i ponteggi, e nonostante la costruzione fosse già arrivata al sesto piano i lavoratori erano costretti a lavorare in condizioni di estremo pericolo. Vi erano diversi lavoratori in nero e le aziende presenti in cantiere non erano regolari con i versamenti alla cassa edile. Passarono settimane, addirittura mesi e della visita ispettiva in quel cantiere non avevamo riscontro. Quando ci recammo all’Ispettorato del lavoro, capimmo che la nostra denuncia era sì stata protocollata ma vagava per gli uffici. Poi la visita arrivò a gennaio. Ma l’incidente si è verificato lo stesso. Per noi Michal è stato ucciso due volte: dalla negligenza e dall’inosservanza delle norme antinfortunistiche e dall’indifferenza della cosiddetta società civile. A nostro avviso non c’è la volontà politica di fare funzionare bene la macchina dei controlli. E non è solo un problema di organico”.
Fra i lavoratori, che parlano anche di un aumento dei ritmi di lavoro, e fra i sindacalisti qualcuno lo sussurra: “Talune aziende hanno forse poteri di preveggenza, sembra che riescano a capire quando sta per arrivare l’ispezione…”. E all’ispettorato del lavoro cosa dicono? Fonti dell’ufficio spiegano che i sindacati sono stati invitati a evidenziare i casi particolari gravi: all’ispettorato, infatti, arriva una gran quantità di denunce, che richiedono attenzione e tempo, seguendo un ordine. Di qui, l’invito ai sindacati a rilevare i casi che presentano gli aspetti più preoccupanti. L’ispettorato, come l’Asl, soffre di una scarsità atavica di personale: oggi, con gli ultimi inserimenti, sono circa 15 gli ispettori che girano per i cantieri edili dell’intera provincia di Catania.
Del resto, è l’Asl competente in prima istanza – e l’ispettorato ha un ruolo di supplenza - secondo quanto prevede il testo unico in materia di vigilanza sul lavoro: l’ispettorato ha competenza maggiore sul piano della legislazione sociale, del controllo del rispetto dei contratti e del contrasto al lavoro nero. Comunque, la situazione di questi uffici è assolutamente insufficiente rispetto alle esigenze del mondo del lavoro a Catania. La Fillea e la Cgil di Catania hanno annunciato che si costituiranno parte civile nell’eventuale processo. Il segretario Salvo Giglio ha rilevato come il sindacato “attenda ancora che il presidente della Regione Lombardo mantenga la sua promessa. All’indomani dell’incidente di Mineo assicurò che il lunedì successivo avrebbe convocato un tavolo speciale sugli incidenti sul lavoro. Di lunedì, da un anno a questa parte, ne sono trascorsi moltissimi ma dell’iniziativa non c’è stata neppure l’ombra”.
Ha aggiunto Pippo Di Natale: “Siamo francamente stanchi di manifestazioni come queste. Stanchi di ricordare lavoratori con le nostre bandiere listate a lutto”. Francesco Battiato ha sottolineato che “i dati Inail 2008 parlano di un incremento del 20% degli incidenti. Catania, purtroppo, fa la parte del leone. Le leggi da sole non bastano. Chiediamo più vigilanza e soprattutto chiediamo alla Regione di aumentare gli organici dell’Ispettorato del lavoro. Il modo, disumana, di nascondere le morti sul lavoro tentandole di camuffare da incidenti stradali è ancora in voga. Segno che c’è molto da lavorare”. |
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