Cronaca
EuroAzienda. Il gestionale per Eccellenza
AMMAZZO’ FERRARI PER DENARO AL DI LA’ DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO
“Nonostante le reiterate menzogne e l’accertata falsità del suo alibi circa la sua assenza da Catania nell’ora del delitto, nonostante la sussistenza di una molteplicità d’indizi che convergono nell’indicarlo come autore dell’omicidio (di Vittorio Balsamo) con la probabile complicità della sorella Rita, ritiene la Corte che la mancata certezza nella individuazione di un elemento essenziale, quale l’ora esatta della morte, non consente di superare la soglia di quel ‘ragionevole dubbio’ al di là della quale può essere pronunciata una sentenza di condanna”. Ma “sulla scorta degli elementi acquisiti agli atti, ritiene la Corte che la responsabilità di Antonino Costanzo per l’omicidio di Massimo Ferrari emerga nettamente, al di là di ogni ragionevole dubbio”. Ecco perché la prima sezione della Corte d’assise d’appello, presieduta da Giulia Caruso (conigliere, Rosario Cuteri), ha riformato l’assoluzione con formula dubitativa dell’ex maresciallo dei carabinieri Antonino Costanzo, accusato degli omicidi di Vittorio Balsamo e Massimo Ferrari, condannandolo a 22 anni di reclusione per l’omicidio Ferrari.
 
Il punto fermo della sentenza di primo grado era che “l’istruttoria dibattimentale ha sollevato il velo sulla tragica situazione in cui Antonino Costanzo era rimasto intrappolato in quegli anni, stretto nella morsa tra una condizione di totale dipendenza dal gioco d’azzardo e una situazione finanziaria ogni giorno più precaria… Costanzo era rimasto vittima della sindrome del gioco d’azzardo patologica, caratterizzata dall’assorbimento totalizzante in attività dirette o indirette al gioco d’azzardo”. Ed è partendo da questo assunto che la pubblica accusa ha puntato l’indice contro l’ex maresciallo, che avrebbe ucciso Ferrari e Balsamo per soldi.
 
In primo grado, la Corte aveva escluso che Costanzo avesse ucciso Balsamo in seguito a una lite scatenatasi per il rifiuto della vittima a dargli del denaro. Secondo la versione accusatoria, nell’ora dell’omicidio di Balsamo, avvenuto il 7 aprile del 2001, l’inquilina del piano di sotto sentì un “botto” provenire dall’appartamento del Balsamo, poi un rumore di passi lungo il corridoio, quindi la chiusura violenta della porta d’ingresso e infine l’ascensore che scende. E affaciatasi alla finestra ha scorto la signora Rosa Costanzo, da anni collaboratrice domestica della vittima e in possesso delle chiavi di casa Balsamo, uscire dal portone e allontanarsi. Per l’Accusa, uno degli assassini del Balsamo sarebbe stata la donna, per la Corte Balsamo poteva essere stato ucciso prima che l’imputata arrivasse a casa, e quel “botto” poteva essere riconducibile ad altre ragioni. Per di più, per la Corte, qualsiasi assassino “accorto” avrebbe evitato di fare rumore e la signora Rosa si allontanò tranquilla e senza correre. L’imputata ha ammesso di essere stata a casa Balsamo, di avervi trovato un certo “Stefano” e di essere stato allontanato dalla vittima e invitata a ripassare per le faccende domestiche un altro giorno. Ma di “Stefano” non si è trovata nessuna traccia. E qui il Pm torna all’assunto originario. Rosa sarebbe rimasta coinvolta nella condotta di vita dissennata del fratello e avrebbe ucciso per avere denaro dal Balsamo.
 
Per i giudici di merito, però, i “dati di partenza a sostegno dell’ipotesi accusatoria non sono tali da consentire di giungere a una sentenza di condanna di Antonino Costanzo e ancor meno a carico di Rosa Costanzo”. “ Gi elementi indiziari fondamentali posti a base dell’accusa non presentano un carattere di assoluta certezza”, e “le indicazioni fornite dal medico legale sull’ora della morte sono necessariamente approssimative soprattutto a causa del tempo decorso far il decesso e il sopralluogo”. Di qui la conferma dell’assoluzione.
 
Anche l’omicidio di Massimo Ferrari, avvenuto in contrada Tardaria di Pedara, il 22 novembre del 1999, secondo l’accusa sarebbe stato originato dai debiti e dalla dipendenza dal gioco di Balsamo che non avrebbe esitato a diventare un assassino pur di avere denaro per giocare al casinò. Ad avvalorare l’ipotesi delittuosa, un assegno di un milione della vittima transitato nelle mani dell’imputato, il possesso di un orologio, un falso Rolex ma con cassa in vero oro, appartenuto al Ferrari che Costanzo cercò di vendere. Gli stessi giudici di primo grado, in sentenza, avevano rilevato come l’imputato avesse “mentito senza remore su quasi ogni ambito della propria vita personale e professionale, spesso su circostanze irrilevanti dal punto di vista investigativo”. Tuttavia, i giudici avevano ritenuto improbabile che Costanzo, se fosse stato l’assassino del Ferrari, avrebbe commesso l’errore di cedere ad altri un assegno rubato alla vittima e un orologio di cui si era impadronito subito dopo il delitto.
 
Su questo delitto, i giudici d’appello sono stati d’avviso diverso. Perché gli elementi processuali affermano due circostanze certe. Primo. “Costanzo era in compagnia della vittima nell’orario corrispondente a quello del delitto”. Secondo. “Prima che la vittima fosse identificata egli era al corrente della morte”. “Il Ferrari è stato ucciso da una persona amica, di cui si fidava. Aveva lasciato la sua automobile nel parcheggio di Città Mercato e si era diretto alla volta di Pedara a bordo dell’auto dell’assassino. Aveva effettuato il prelievo bancomat sotto gli occhi del killer. Questi, dopo avere eseguito l’omicidio, pur in una zona isolata, aveva perduto istanti preziosi… per spostare il cadavere e impadronirsi del marsupio…, dell’orologio e persino della fede nuziale della vittima. Il giorno successivo al delitto l’omicida aveva tentato di utilizzare la carta bancomat del Ferrari per effettuare un ulteriore prelievo di denaro. Questa condotta è coerente con la condizione psicologica di un soggetto disperato, assestato di soldi, non certo di un freddo killer di mafia che esegue ordini a fini di vendetta”. Di qui la condanna. Senza attenuanti generiche, perché “la personalità dell’imputato… è censurabile sotto ogni profilo: vita privata sregolata, sfruttamento economico di parenti e amici, scorrettezze professionali, contatti amicali con malavitosi. Né elementi favorevoli possono trarsi dalla condotta processuale, improntata a costante (pur legittimo) mendacio”.
 
Per evitare che Costanzo finisca in carcere, i difensori – avvocati Ugo Colonna e Maria Nella Francese – giocheranno l’ultima carta in Cassazione, e punteranno tutto sugli orari che hanno scandito le ultime ore di vita di Ferrari.

di Maria Puglisi
 
Prego registrarsi o autenticarsi per aggiungere un commento a questo articolo.

Your are currently browsing this site with Internet Explorer 6 (IE6).

Your current web browser must be updated to version 7 of Internet Explorer (IE7) to take advantage of all of template's capabilities.

Why should I upgrade to Internet Explorer 7? Microsoft has redesigned Internet Explorer from the ground up, with better security, new capabilities, and a whole new interface. Many changes resulted from the feedback of millions of users who tested prerelease versions of the new browser. The most compelling reason to upgrade is the improved security. The Internet of today is not the Internet of five years ago. There are dangers that simply didn't exist back in 2001, when Internet Explorer 6 was released to the world. Internet Explorer 7 makes surfing the web fundamentally safer by offering greater protection against viruses, spyware, and other online risks.

Get free downloads for Internet Explorer 7, including recommended updates as they become available. To download Internet Explorer 7 in the language of your choice, please visit the Internet Explorer 7 worldwide page.