Cronaca
EuroAzienda. Il gestionale per Eccellenza
LA DENUNCIA
Interessi debitori capitalizzati nel conto corrente sia sulle spese e sulle commissioni applicate sia sulle competenze derivanti da altri rapporti
Le sue pipe sono finite alla Casa Bianca e al Vaticano, al Quirinale e a Palazzo Madama, suscitando apprezzamenti negli “inquilini” di quei Palazzi: adesso, però, in Sicilia, è più prosaicamente tempo di carta bollata e di denunce. Strano destino per un imprenditore di successo, specializzato in pipe e in articoli di regalo come Salvatore Amorelli: quando varca lo Stretto con i suoi prodotti, vive momenti di gloria; quando resta nella sua terra, conosce amarezze. Non a caso, due settimane fa ha presentato alla Procura della Repubblica di Caltanissetta un dettagliato esposto/denuncia nei confronti da un lato di amministratori pubblici e dall'altro di banche, in primo luogo del Banco di Sicilia che, a detta dell’imprenditore, avrebbero applicato tassi usurai.

La storia ha il “sapore” inconfondibile della Sicilia di oggi: altro che odore di tabacco, qua si sente l'odore della peggiore Trinacria. La vicenda comincia nel novembre del 1996, quando Amorelli chiede all’allora ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica (l’attuale ministero dell’Economia), un contributo per una nuova fabbrica per la produzione di pipe e articoli da regalo. In quel tempo, i progetti per Caltanissetta passano da “Caltanissetta Scpa”, società responsabile del Patto territoriale di Caltanissetta, patto che vede la ditta di Amorelli fra i contraenti. Qualche tempo dopo, con decreto generale provvisorio di concessione delle risorse finanziarie assegnate dal Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) al Patto territoriale della Provincia di Caltanissetta, per un importo di 85,712 miliardi di lire, il ministero concede un contributo pari al 75% delle spese sostenute per ogni singola iniziativa inserita nel Patto; naturalmente, per averne diritto si deve attendere i risultati delle istruttorie da parte del servizio per la programmazione negoziata. Tra queste iniziative trova spazio anche quella della ditta Amorelli, che presenta il progetto esecutivo, corredato da tutti i documenti richiesti, dall'asseverazione bancaria alla concessione edilizia.

Esaminati progetto e relativa documentazione, il ministero decide di sostenere l'impegno con un contributo di due miliardi e 700 milioni di lire, pagabili in tre rate, somma disponibile dalle risorse finanziarie assegnate dal Cipe al Patto Territoriale della Provincia di Caltanissetta a carico del bilancio dello Stato. Il decreto riconosce il diritto alle agevolazioni sulla base delle esigenze di pagamento effettivamente maturate e subordina l’erogazione delle rate di contributo all’atto definitivo dell’acquisto del suolo. Inoltre, prevede che l'erogazione delle somme avvenga dopo la presentazione di una dichiarazione da parte del soggetto beneficiario, che attesti l’importo delle spese sostenute, la loro corrispondenza con quelle programmate e la conformità dei lavori eseguiti rispetto al progetto esecutivo approvato.

Sulla base dei provvedimenti ministeriali adottati, Salvatore Amorelli acquista il terreno dove dovrà costruirsi la ditta e dà inizio ai lavori di edificazione degli opifici industriali, fornendo fideiussione assicurativa a favore del ministero, fideiussione che il ministero restituisce dopo la verifica della validità della documentazione di spesa sostenuta dalla ditta Amorelli, avendo erogato nel 2000, a titolo di anticipazione, la prima rata di finanziamento di lire 901.366.000. Completati i lavori a ottobre 2005, la Amorelli chiede la seconda e la terza rata di finanziamento, pari a 791.378,37 euro, avendo sostenuto spese per macchinari e opere edili varie, per quasi 2.000.000 di euro. Il 21 settembre 2006, la Caltanissetta Scpa, responsabile del Patto Territoriale nisseno, procede alla verifica delle opere realizzate e ne attesta la conformità al progetto autorizzato. L’opificio è quindi inaugurato e messo in attività con i dieci dipendenti previsti.

Sembrerebbe tutto a posto. Invece, comincia il “bello”. Di fronte alla "nebbia siciliana" il "fumo di Londra” è vapore acqueo.
La società responsabile del Patto territoriale comincia ad accusare incomprensibili difficoltà operative, temporeggia sui solleciti di Amorelli e alla fine, a sorpresa, dopo essere stata ribattezzata “Caltanissetta Scarl”, nel febbraio del 2007 è sciolta, con immediato trasferimento di tutte le sue funzioni al segretario generale del comune di Caltanissetta. Come già accaduto con la Caltanissetta Scpa (o Scarl), che dopo aver accertato l’avvenuta realizzazione dell’investimento dell’Amorelli, convalidandone tutti i titoli di spesa, ha omesso di richiedere al ministero l’erogazione degli Stati d’avanzamento lavori (Sal), secondo le modalità previste dalla norma, anche il segretario generale del Comune di Caltanissetta "tralascia" questo “dettaglio”. Insomma, malgrado abbia rispettato le norme di legge, Amorelli deve persino ricorrere al Tar Sicilia per avere accesso agli atti amministrativi, visto il prolungato silenzio sia del ministero dello Sviluppo economico sia della Caltanissetta Scarl e dello stesso Comune di Caltanissetta.

La mancata erogazione delle rate di contributo cui la ditta Amorelli aveva e ha diritto, determina un danno rilevante, mettono in crisi l'azienda e rischia di fare azzerare il patrimonio di Amorelli. Nel 1997, prima dell’avvio del programma Patto territoriale, la ditta Amorelli è esposta con le banche per appena 15mila euro e ha depositi per 250mila euro, di un discreto patrimonio immobiliare e di un’attività apprezzata nel mondo già da quindici anni. Ottenuto il decreto ministeriale di finanziamento per la realizzazione del programma degli investimenti, la Amorelli ricorre quindi al credito bancario e ottiene, visto il decreto di concessione del contributo statale, diversi fidi. Il Banco di Sicilia, in particolare, concede ampie facoltà di utilizzo sulle linee di credito esistenti e su quelli nuovi e specifici (per il Patto). Del resto “il BdS è anche la banca concessionaria del Patto territoriale di Caltanissetta, nonché banca convenzionata con la Caltanissetta Scpa per le iniziative del Patto Territoriale e la sua controllata, Irfis, è socio della Caltanissetta Scpa, che ha accertato con esito favorevole il progetto in corso d’opera.

A seguito del sempre ritardato versamento delle due restanti rate di contributo da parte del ministero per il tramite della Caltanissetta Scpa prima e del Comune di Caltanissetta poi, a un certo punto le banche iniziano a richiedere l’immediato rientro dei fidi e dei mutui concessi. Parallelamente, per fare fronte al completamento degli investimenti connessi alla realizzazione del progetto, la Amorelli, non disponendo più di liquidità, è costretta a porre in garanzia un cospicuo patrimonio immobiliare.

Cosa succede? Le banche incalzano Amorelli, sempre più in difficoltà. Il Bds chiede la vendita del patrimonio immobiliare per la complessiva somma di euro 796.962,04 ma analoghe richieste arrivano anche dalla controllata Irfis, dal Credito siciliano, da Italfondiario e Serit Sicilia. Amorelli si sente sotto assedio: ricorre a una perizia specialistica su tutti i suoi conti correnti, per determinare eventuali maggiori somme pagate in conseguenza dell’applicazione degli interessi anatocistici (cioè, calcolo degli interessi sugli interessi), d’interessi ultralegali non pattuiti o pattuiti in maniera difforme rispetto alla normativa vigente, all’addebito di commissioni e spese non concordate, dall’addebito dei giorni di valuta non previsti in contratto. E' inoltre richiesto a un esperto – lo studio Accolla - di verificare la rispondenza dei tassi applicati nei vari rapporti alla normativa anti usura vigente.

La perizia commissionata dà esiti assolutamente sorprendenti. E’ scritto nell’esposto: «Dal compendio delle analisi effettuate su tutti i rapporti bancari intrattenuti dal cav. Amorelli con il sistema creditizio erano già emerse diverse irregolarità perpetrate dalle banche in danno della ditta, con grave nocumento nello sviluppo dei rapporti successivi. Era emerso, infatti, che: Banca Popolare di Lodi, Monte dei Paschi di Siena e Banca San Paolo di Torino avevano costantemente violato i dettami previsti dalla L. 108/96, applicando costantemente tassi superiori alla soglia di usura». Inoltre, “vi è la notevole discrepanza fra quanto richiesto dal Banco di Sicilia (769.962,04 euro) e i conteggi di questo perito (487.903,51 euro) e per di più con un procedimento esecutivo”.

Amorelli, difeso dall’avvocato Ivan Maravigna, nel suo esposto, evidenzia come la somma pretesa dal BdS sia «in palese violazione del divieto di anatocismo previsto dall’art.1283 del Codice civile». Nel dettaglio, parla di un «anatocismo effettuato, con effetto moltiplicatore, sia sugli interessi debitori capitalizzati nel conto corrente sia sulle spese e sulle commissioni applicate (parte delle quali addebitate quantunque non pattuite o addirittura prive di causa) sia sulle competenze derivanti da altri rapporti, per effetto del giroconto non autorizzato sul conto corrente ordinario delle competenze relative ai conti anticipi». Nella denuncia, poi, si evidenzia anche «l’applicazione di spese e commissioni non pattuite in contratto», e l’applicazione di una commissione di massimo scoperto «che risulta nulla per mancanza di causa, in quanto esplicante un effetto di sovrapposizione rispetto agli interessi corrispettivi già autonomamente percepiti».

Insomma, nell’esposto che Amorelli ha presentato in Procura, si ipotizza apertamente che il BdS abbia «applicato tassi di usura sull’intera posizione, evidenziando come il Banco di Sicilia e la sua controlla Irfis "abbiano sempre rifiutato ogni approccio e ogni tentativo di abbozzare un ragionevole piano di rientro. Un comportamento davvero singolare, al pari di quello dello Stato, ancora inadempiente nonostante le obbligazioni assunte nei riguardi della mia azienda; una concreta, fattiva attività che da trent’anni contribuisce all’economia della Sicilia e sostiene la migliore della sua immagine nel mondo».
 
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